Le donne cambiano la storia, cambiamo i libri di storia

25 novembre 2017

Come riconoscere un ictus cerebrale.

I medici dell'Ospedale Molinette di Torino sostengono che saper riconoscere tempestivamente i segnali di un ICTUS CEREBRALE in una persona  e avviarla subito in ospedale può salvarle la vita.

Vediamo come fare con un esempio: durante una grigliata Federica cade. Qualcuno vuole chiamare l'ambulanza ma Federica rialzandosi dice di essere inciampata con le scarpe nuove. Siccome è pallida e tremante la
aiutiamo a rialzarsi e Federica trascorre il resto della serata serena ed in allegria. Ma il marito di Federica mi telefona la sera stessa dicendomi che è ricoverata in ospedale e verso le 23.00 mi richiama per dirmi che Federica è deceduta.
Perchè Federica ha avuto un'ictus cerebrale durante la grigliata e, se gli amici avessero saputo riconoscerne i segni, Federica  sarebbe ancora viva.

La maggior parte delle persone colpite da ictus non muore immediatamente e i neurologi sostengono che se si riesce ad intervenire entro tre ore dall'attacco si può porvi rimedio.
La questione è riconoscere per tempo l'ictus  cioè riuscire a diagnosticarlo e portare il paziente entro tre ore in terapia. Non è facile ma di può.

Ecco in 4 punti  le indicazioni per riconoscere se qualcuno ha in corso un'ictus cerebrale:

1* Chiedete alla persona di sorridere (non ce la farà);

2 * Chiedete alla persona di pronunciare una frase completa (esempio:
oggi è una bella giornata) e non ce la farà;

3 * Chiedete alla persona di alzare le braccia (non ce la farà o ci riuscirà solo parzialmente);

4 * Chiedete alla persona di mostrarvi la lingua (se la lingua è gonfia o la muove solo lateralmente è un segno di allarme).
Nel caso anche di uno solo di questi sintomi chiama SUBITO il Pronto Soccorso e descrivi la situazione  chiedendo il suo intervento.

L'ictus  si può combattere...e vincere.

21 novembre 2017

Il terremoto più devastante...

Sapete quale è il terremoto più devastante della storia umana?

Ve lo racconto io, con le lacrime agli occhi:

11 febbraio del 1979 Iran è stato colpito dal più feroce è devastante terremoto della storia umana chiamato “ KHOMEINI ”!
Il risultato:
-  8 anni di guerra contro Iraq: più di due milioni tra morti e feriti; mille miliardi di dollari di danni ;
-  intere città rase al suolo ;
-  La diffusione abnorme della prostituzione anche minorile causata dalla fame e diffusione della povertà
-  L’incremento senza precedenti della povertà e dell’immigrazione verso i grandi metropoli;
-  La spaventosa diffusione della droga tra i giovani;
-  L’esportazione in Europa via diplomatica e non di vari tipi di stupefacenti;
-  Abbassamento di ogni tipo di qualità e benessere sociale ed industriale;
-  L’incremento senza precedenti delle spese militari e repressivi;
-  Lo spreco di oltre cento miliardi di dollari  per la costruzione della bomba atomica;
-  Incremento senza precedenti della violenza domestica sociale contro le donne;
-  Legalizzazione di ogni tipo di violenza contro la donna fin ad arrivare a dare la ragione giuridica e religiosa al padre nel caso dell’uccisione della figlia come “paternità di sangue”!
-  Costruzione di una micidiale forza terroristica, chiamata Sepah Passdaran che minaccia la stabilità e la pace nel mondo;
-  Costituzione di un corpo paramilitare, armato fino ai denti chiamato “Basiji”, per sopprimere ogni tipo di protesta;
-  Devoluzione di migliaia di miliardi per interventi terroristici in Iraq, in Siria, in Yemen ecc..;
-  Oltre 150.000 ragazze anche di 9 anni e ragazzi fucilati per la loro opinione;
-  Interi laghi asciugati, tra cui quello di Orumieh, per sfruttamento delle acque anche ai fini di cambiare le formazioni etniche e religiose;
-  Interi boschi bruciati X far spazio alle costruzioni militari e non;
-  Esportazione del terrorismo in ogni angolo della pianeta, Iraq, Siria, Yemen, Bahrein, Arabia Saudita, Israele, Europa, America con la devastante conseguenza che siamo testimoni specialmente in Francia e in Belgio.

Non vi stupite perché nelle zone dell’ovest dell’Iran l'ultimo terremoto ha causato migliaia di morti e feriti e interi villaggi distrutti.
Non stupitevi perché il regime ha dirottato venti mila Passdaran, armati fino ai denti, nelle zone terremotate.
Non vi dovete stupire perché il regime degli ayatollah ha mandato più bulldozer e che ambulanze!
Con i bulldozer hanno raso al suolo, sulla testa dei feriti e morti, le mura delle case distrutte.
Ecco perché dopo una settimana il capo religioso Ali khamenei si è recato di notte per dire che era  “tutto apposto”! E ha ringraziato i Passdaran per “il loro prezioso impegno a difendere la nazione e i cittadini”!

Posso continuare fino a 2020 ad elencare i danni di questo terremoto ma mi fermo per voi!

Davood Karimi, presidente dell’associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

15 novembre 2017

15 novembre 1943: una terribile disgrazia dimenticata

La linea ferroviaria della Roma nord, più simile ad una linea tranviaria, quindi con velocità contenuta, non lascia certamente immaginare che il 15 novembre del 1943 fu oggetto di un disastro ferroviario di proporzioni incredibili: oltre cento morti.
Dopo l’8 settembre del 1943, era iniziato lo sfacelo per l’esercito italiano, il 10 settembre Roma diventava città occupata, mancava tutto, elettricità, gas, generi alimentari. Bombardamenti e mitragliamenti notturni, il coprifuoco, rastrellamenti, sequestri di vettovaglie e cose, violenze e ritorsioni. Ebrei che fuggivano alla caccia spietata dell SS, militari allo sbando che cercavano di rientrare a casa, soppressione di molte corse dei treni. 
Il contesto storico, il clima con il quale doveva convivere il personale della ferrovia, ha contribuito sicuramente al verificarsi di questa tremenda disgrazia. 

Ecco quanto raccontato sulla Gazzetta della Flaminia del dicembre del 1988. Il convoglio partito da Viterbo alle ore 18 e diretto a Roma, composto da cinque carrozze e due motrici, era stracolmo di viaggiatori, fermo alla stazione di Sant’Oreste. Molti di loro si erano recati in provincia per acquistare direttamente dai contadini, beni alimentari, dato che in città scarseggiava tutto. 
Per un errore umano, il macchinista proseguì in direzione della Capitale. Una motrice e quattro carrozze provenienti da Roma, fermo alla stazione di Rignano Flaminio, invece di attendere la coincidenza, forse a causa di un’incomprensione telefonica, ripartì. 
In curva, all’altezza del cimitero di Rignano Flaminio, precisamente al passaggio a livello, i due treni si scontrarono. Un boato simile a quello di una bomba aerea, fece accorrere una contadina che stava accudendo il pollaio, sito nelle vicinanze. La poveretta alla vista di quello spettacolo allucinante, corse a chiamare aiuto a Rignano, percorrendo di corsa circa un chilometro della via Flaminia. 
Quando giunsero i primi soccorsi, una colonna militare tedesca, diretta a Cassino, stava già prestando aiuto ai feriti insieme ad alcuni volontari.
Due motrici erano riverse a V sulla Flaminia, alcune carrozze erano incastrate l’una dentro l’altra.

La scena era terribile, urla dei feriti intrappolati nelle carrozze, morti, sangue che colava dalle portiere delle carrozze. La pioggia che cadeva implacabile (giornate del 14-15-16 novembre del 1943) aveva formato un fiume rosso che scorreva sul ciglio della strada. Le autovetture dirette a nord, portavano i feriti all’ospedale di Civita Castellana, quelle dirette a sud, portavano feriti nei nosocomi della Capitale. I morti, furono posti dai militari tedeschi, sul sagrato della Chiesa S. Teodora. 
All’inizio erano 84. Poi ricomponendo alcune membra umane si arrivò a contarne oltre 100, il giorno successivo, l’odore nell’aria era nauseabondo. 
Gli episodi singoli furono tanti, si racconta della sparizione di un detenuto che doveva essere portato a Roma. Alla fine della guerra un funzionario della Questura di Viterbo, interrogando il custode del cimitero di Rignano, seppe che uno dei passeggeri aveva le manette, fu così semplice identificare il detenuto e le guardie di scorta. 
Commovente la storia della famiglia Lo Russo. Riccardo Lo Russo di 42 anni, padre di 7 figli, viaggiava su quel treno. Non essendo rientrato a casa, il giorno successivo il figlio con la mamma appresero del decesso del congiunto, recandosi alla direzione della Ferrovia Roma nord. Giunti a Rignano Flaminio il giorno successivo, il figliolo Giuseppe Lo Russo racconta che il sagrato della Chiesa di S.Teodora, era pieno di salme decapitate, smembrate. Il corpo del padre fu recuperato ed i funerali si svolsero a Roma. 

In mezzo a questo dramma, lo sciacallaggio umano non aveva limiti. Le compagnie di assicurazione mandavano loro “procacciatori di affari” per liquidare con pochi spiccioli gli sfortunati parenti, che spesso non avendo i soldi per i funerali, si accontentavano di rimborsi irrisori. 

Altro episodio sconcertante, come é stato raccontato, era la presenza di un giovane sul luogo dell'incidente che si affannava ad aiutare i soccorritori a ricomporre le salme delle vittime. Notato dai tedeschi fu perquisito e trovato in possesso di numerosi portafogli, fu caricato su un camion diretto a Roma insieme ai feriti. Certamente non fece una fine allegra. 
Giuseppe Lo Russo, come raccontava lui stesso, per sfamare i suoi 6 fratelli, dovette mettersi a lavorare all’età di 14 anni. 

Solo una semplice lapide posta all’ingresso del cimitero di Rignano Flaminio, intorno all’anno 2000, ricorda tutti quei poveri morti. Sul posto c'é anche una stele eretta dal personale della ferrovia, in memoria del messo postale (che all'epoca viaggiava nel bagagliaio della motrice) e del personale in servizio sul treno.

http://www.ferroviaromanord.altervista.org/una_terribile_di…

Sul sito anche una rarissima immagine dell'incidente (sullo sfondo il Monte Soratte)